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La politica riscrive la finanza 

05/05/2017

La politica riscrive la finanza

La scalata cinese ai vertici del commercio, della finanza e dell’industria ha avuto ieri due momenti significativi.

Uno, in Europa dove il colosso cinese Hna Capital è diventato a sorpresa il primo azionista di Deutsche Bank, l’altro a Hong Kong dove la conglomerata Tencent è divenuta la prima società ad aver superato in Borsa i 300 miliardi di $ di capitalizzazione, quasi come JP Morgan a Wall Street.

Mentre in Italia si discute su come salvare MPS e le banche venete dal fallimento o si cerca un nuovo compratore per evitare parimenti il fallimento di Alitalia, una banca tedesca come la Deutsche Bank, in passato sotto osservazione dalla Bce e dalla finanza internazionale per i suoi impegni gravosi sul mercato dei derivati, ottiene la fiducia del colosso cinese. Ciò avviene perché la banca tedesca diversamente dalle nostre, superato con scioltezza un difficile aumento di capitale, dimostra di avere alle spalle un vero sistema-paese.

L’Italia è tutta occupata e preoccupata su temi di politica economico-finanziaria interna, e non si accorge che eventi internazionali come sopra descritti confermano che la competizione e lo sviluppo sono sempre più interconnessi e su piani solo in apparenza contradditori.

La politica conta ancora, e va al di là dei toni bellicosi ufficiali e degli slogan.

Se da un lato si annunciano muri e confini sia in Europa che negli Usa, dall’altro si spalancano le porte ai flussi di capitali cinesi, seguendo il detto latino: pecunia non olet, (il denaro non ha odore), anzi .

I sistemi paese sul piano politico e diplomatico si possono scontrare ufficialmente, poi si muovono come alleati di scopo, e chi resta fuori gioco, come può essere L’Italia o l’Europa, divisa da un rigurgito di nazionalismi che ora come una nuova moda si chiamano sovranismi, rischia di pagare il prezzo del rallentamento commerciale in atto nel mondo, e mentre si notano i primi cenni di ripresa si ricade nell’errore di guardare l’ombelico dei problemi interni., anziché cogliere le opportunità d sviluppo internazionali.

Un esempio di interconnessione viene dal seguente fatto: mentre Trump accusava i cinesi di danneggiare gli Usa, mandava avanti i propri affari grazie ai prestiti di Deutsche bank a cui deve 300 milioni di Dollari garantiti personalmente. Ora Deutsche Bank ha un socio importante ed ingombrante cinese e continuerà a fare affari con Trump comunque. In tale realpolitik va inserita la vendita di Opel a Peugeot. La cessione di Opel era osteggiata da Obama e motivo di contrasto con la Merkel in quanto il pretendente era un gruppo russo; sotto il governo Trump l’Opel ha cambiato padrone come voleva la Merkel e l’americana GM ha potuto far cassa. Business is business, ma la politica ha inciso.

Il problema è che in Europa solo la Germania si dimostra un vero sistema paese capace di essere forza di attrazione e di guida, mentre l’Europa di più stati non riesce a parlare con un’unica voce e l’Italia da sola conta ben poco come sistema paese.

Quindi è fondamentale agganciarsi ancor di più al carro europeo e sospingere la Germania a divenire la guida dell’integrazione, in tal modo tutti i paesi europei potranno trarre indubbi vantaggi di relazioni internazionali sia politiche che economiche.

Ci verranno chiesti sacrifici e riforme sia politiche che economiche, ma il gioco vale la candela per poter competere nel mondo e diventare un sistema paese connesso e attrattivo all’interno dell’Europa. Da sola l’Italia non è sufficientemente attrattiva per gli investimenti esteri aggiuntivi, ma in un sistema Europa può diventarlo e  dunque valorizzare le sue specificità.

Fuori dall’Europa, antagonista della Germania, l’Italia assumerebbe un ruolo ancor più minoritario e un destino di lento ma inesorabile declino.