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La mancata crescita delle piccole banche √® un danno per tutti. 

08/02/2016

La mancata crescita delle piccole banche è un danno per tutti.

 

Ad oggi soltanto due istituti di credito, Ubi e Veneto Banca, hanno dato seguito al provvedimento del governo dello scorso anno di trasformazione delle maggiori banche popolari in Spa. Sono passati dodici mesi in cui si è molto discusso ma poco concluso.

E’ stato necessario un gennaio terribile sui mercati, che ha visto molti istituti di credito bersagliati dalle vendite, per far capire che si stava perdendo tempo prezioso nel riformare il sistema bancario.

Si tratta di una riforma che deve passare obbligatoriamente per un consolidamento, cioè fusioni mirate ed aggregazioni fra banche sinergiche, per ottenere dimensioni in grado di sopravvivere in un mercato più selettivo. E’ possibile pensare che con le nuove stingenti regole sui salvataggi bancari ed un’economia che cresce di pochi decimali, anche le banche di medie dimensioni possano tenere il passo? E quanto potranno resistere le 350 Banche di Credito Cooperativo senza l’urgente applicazione della tanto preannunciata autoriforma e del relativo decreto da parte del Governo?

Purtroppo a decidere delle nuove aggregazioni saranno ancora una volta vertici nominati da meccanismi superati. Vertici spesso autoreferenziali, nominati sulla base di compromessi tra quanti sono in grado di assicurare il consenso (politici, sindacati, corporazioni,etc.).

Meritoria quindi l’azione di quanti si adoperano per rompere col passato e per affrettare fusioni ed integrazioni. Si spera che al centro di tali progetti ci siano obbiettivi di efficienza e non soltanto la permanenza di sedi in questa o quella città o in organi di vertice per garantire rendite di posizione insostenibili oramai.

Il futuro di migliaia di soci, di imprese e famiglie è affidato al risanamento di quegli istituti dove l’efficienza e l’equilibrio economico-finanziario deve contare molto di più di poltrone e incomprensibili orgogli locali.

 

E’ tempo di verificare se la retorica delle banche legate al territorio è solo un paravento per soci e vertici influenti o è invece un bene comune da tutelare.