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CREDITO DI CITTADINANZA 

10/02/2020

 CREDITO DI CITTADINANZA

Segnaliamo la proposta del dott. Mario La Torre, ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università La Sapienza e da Marco Morganti responsabile della direzione di impact di Intesa San Paolo volta ad incoraggiare il lavoro autonomo delle persone che non sono ‘bancabili’, dando fiducia alla loro voglia di fare e di riscattarsi dalla loro condizione di disoccupati o sottoccupati. Molti degli attuali percettori del Reddito di Cittadinanza sono disoccupati e per niente occupabili in nuove attività di lavoro autonomo. Perciò esisterebbe un bacino non indifferente a cui attingere per mettere in moto tale proposta.

Concedere un credito (a tasso zero) a coloro, percettori di Rdc, che si impegnano a promuovere un’attività autonoma, o a costituire cooperative di servizi nel loro Comune di residenza. Tale microcredito verrebbe concesso solo a fronte di un sacrificio personale, come la riduzione dell’assegno percepito. L’Ente pubblico (Stato o Regione) aiuterebbe il richiedente nella logica che il beneficiario fosse disposto a  far risparmiare l’ente consentendo così una diminuzione del costo del Rdc e quindi allargando di conseguenza la base dei beneficiati o riducendo per lo Stato l’entità dell’esborso da finanziare col debito.

E’ da ricordare che l’importo del microcredito non va oltre i 35.000 €, dimostra un tasso di insolvenza bassissimo e genera 2,36 posti di lavoro ad ogni intervento.

Molti percettori di Rdc sono giovani e passerebbero da una posizione passiva di assistenza e disoccupazione, in attesa dell’assegno a fine mese, ad una posizione attiva e di responsabilità. Potrebbero portare il loro capitale in associazioni e cooperative già operative, dove prestare servizio, utilizzando tale compenso come capitale per diventare soci e a loro volta le associazioni e le cooperative potrebbero ottenere finanziamenti ulteriori ad hoc dalle banche contro presentazione di progetti di servizio e di sviluppo. Un circuito virtuoso, forse un’utopia, che vale la pena di esplorare per il recupero di molti giovani dati per perduti ma che messi in circuito dalla spinta del microcredito potrebbero aspirare ad un futuro migliore.

Saprà la politica e il sistema bancario cogliere tale suggerimento? Noi ci auguriamo di sì per dare una spinta a molte zone disagiate del nostro paese dove l’occupazione non può aumentare senza esplorare nuovi percorsi.